Massimo Vitali

In occasione del solstizio d’estate oggi parleremo di Massimo Vitali, noto come il “fotografo delle spiagge”.

“La spiaggia è un ottimo punto di osservazione perché in questo spazio, che per me è prima di tutto un non-luogo, la gente è tranquilla, non ha difese ed è in una situazione ideale per essere studiata. Quando siamo in spiaggia siamo più disinvolti, più fermi, ci muoviamo pochissimo, siamo più naturali e rilassati. Dalla spiaggia guardo la società da vicino”

Massimo Vitali, quello delle spiagge, in realtà ha iniziato come fotogiornalista.

Ha iniziato a fare fotografie quando era al liceo, poi dal fotogiornalismo è passato al cinema. Ad un certo punto della sua vita ha pensato di dover fare qualcosa che veramente gli interessava. Ha incominciato a fare veramente fotografia a cinquant’anni sviluppando un discorso coerente all’interno dell’arte contemporanea. Oggi è rappresentato dalle più importanti gallerie al mondo.

Piscinao de Ramos, 2012, Massimo Vitali

Piscinao de Ramos, 2012, Massimo Vitali

La spiaggia come luogo privilegiato per osservare la società, i suoi cambiamenti e le sue evoluzioni identitarie, a partire da un momento chiave della storia italiana: la “discesa in campo” di Silvio Berlusconi e la vittoria alle elezioni politiche del 1994.

Massimo Vitali, 72 anni, in 22 anni ha scattato più di duemila immagini di panorami balneari che indagano “la confusione compassionevole che riassume l’Italia, la sua gente, il suo paesaggio e il suo carattere”.

Nel 1995 inizia la sua Beach Series: l’Italia stava cambiando, la nuova società del benessere, promessa dal nuovo corso, era alle porte. In quel momento il fotografo ha un’intuizione: “Berlusconi aveva appena vinto le elezioni, ero curioso di vedere gli italiani che avevano votato per lui, e così, un giorno ho deciso di mettere la mia macchina fotografica su una spiaggia e di osservare”.

La sua prima foto è alla spiaggia libera di Marina di Pietrasanta, scattata per provare un cavalletto costruito insieme ad un amico e una macchina fotografica, una 20×25.

Marina di Pietrasanta, 1994, Massimo Vitali

Marina di Pietrasanta, 1994, Massimo Vitali

Viste panoramiche, litorali puntellati da mamme, bambini, anziani, gente di mezza età, e poi ombrelloni, costumi, teli, salvagente, tavolette da surf, scogli, rocce e sassi che occupano uno spazio di sabbia e acqua in una geometria varia di colori e movimenti sotto il tipico biancore della luce estiva. Fotografie di grande formato, paesaggi marini baciati dal sole, spesso presi da svettanti scogliere o ponteggi alti, sezionano la complessità dell’interazione umana.

“La spiaggia è una sorta di microcosmo dove si concentra tutta l’umanità. È un luogo fantastico per osservare e documentare gli individui perché qui la gente è se stessa, non si atteggia e si mescola a persone di diversa estrazione”.

Cefalù Orange Yellow Blue, 2008, Massimo Vitali

Cefalù Orange Yellow Blue, 2008, Massimo Vitali

Dietro alla banalità della vita da spiaggia Massimo Vitali indaga “il dietro le quinte della presunta normalità contemporanea”: la mercificazione del tempo libero, l’illusione di benessere, le rigidità del conformismo, le allusioni sessuali, la falsità dei cosmetici.

Non solo. La spiaggia mette a nudo e riporta al senso primordiale del legame del corpo con l’acqua.

“Il momento più simbolico è quello del bagno e dell’immersione nel mare come immagine del purgatorio e della purificazione delle anime dai peccati. La voglia di stare nell’acqua e di sentire il corpo lavato e ripulito risponde al nostro bisogno di una pulizia profonda”.

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Lençois Laguna do Peixe, 2012, Massimo Vitali

Lençois Laguna do Peixe, 2012, Massimo Vitali

Dall’Italia al mondo in cerca di spiagge

Brasile, Croazia, Portogallo, Grecia, Spagna: lo sguardo di Massimo Vitali negli anni si è allargato fino a toccare diversi continenti. “Scelgo le spiagge su Google Earth, le guardo ma spesso trovo foto di una falsità mostruosa”. Vitali si definisce un “fotografo sedentario”: “Passo due o tre ore sul posto prima di scattare, poi faccio 7 o 8 foto e me ne vado. Non mi muovo, non cerco cose speciali, mi bastano le cose più ovvie e naturali”.

Ma ciò che importa non è tanto il luogo preciso ma il dettaglio e l’immaginazione che quel posto suscita all’osservatore.

“Le mie foto non sono geograficamente rilevanti, non importa il luogo dove ho scattato. Le mie spiagge devono parlare per quello che sono e non per quello che mostrano. Non sono foto descrittive, geografiche o di paesaggio ma si collocano su un altro livello, sono più vaghe. A distanza di anni, quando guardo i soggetti delle mie foto è come se fossero diventati miei amici, soprattutto quelli in primo piano. Sono affezionato a loro come se fossero delle vecchie conoscenze che incontro ogni volta che li vedo”.

 

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Tutte le immagini sono copyright © di Massimo Vitali

massimovitali.com

Fonte: huffingtonpost.it

 

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